New York day 6: cose a caso, le migliori.

Non ho ancora trovato un aggettivo per descrivere questa cittá. Quando lo trovo vi faccio sapere.

Sono una che ama le montagne, i posti desolati, la natura allo stato brado (ho lasciato il cuore in Islanda e forse ci vivrei) eppure qui mi sento a casa.
É naturale camminare per queste strade, l’unico momento di “estraniamento” (esiste questa parola?) l’ho avuto a Wall street. Credo perché lì c’é il famoso 1% della popolazione e i soldi buttano energia negativa. Secondo me.
L’aspetto che mi é piaciuto di più? Vagare a caso, nutrirmi a caso.
Ieri é andata proprio così.
Colazione all’alba delle 12.00 dopo aver camminato per Central Park ed aver visitato il Guggenheim.
Sto abbandonando i dolci (spero) e mi sono data al salato al mattino, pita con falafel per me ed un improbabile spiedino con pollo e mostarda (shish kebab) per Mr.D.

Camminare, camminare, fare un giro sulla 5th, camminare giù giù giù fino alla Highline.

Se non sapete di cosa si tratta vi consiglio di cercarla, é un tratto di una vecchia ferrovia riqualificato e trasformato in un parco-passeggiata: alberi e piante incorniciano una passerella dove ci sono panchine, sdraio, bar, anfiteatri all’aperto, punti panoramici, bancarelle. Top.
Il nostro vagare senza meta ci ha portati a cena in un posticino messicano tra la Columbus e la 78th che mi ha attirato per due motivi: il nome, Frida Café, e le lucine. Sono una fan delle lucine bianche.
É stato difficile scegliere ma, alla fine, ho optato per empanaditas ripiene di formaggio e quesadillas con chorizo e formaggio, accompagnate da un riso bianco con zucchine e crema di latte.
D. ha scelto una bistecca con riso rosso e fagioli neri. Anche se non é stata una cena proprio economica ne é valsa la pena.

 

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