New York day 0: come fare tre cene in quattro isolati.

Iniziare un post parlando di New York e del suo cibo é come cercare di descrivere a parole la musica: non si può.

Ci hanno scritto libri, film, post, ma fino a che non provi e non senti con i pori della pelle sarà difficile capirlo davvero.
Il binomio NY-cibo richiederebbe troppe parole, scriverò qualche riga, ogni giorno, per tracciare il nostro giro dal punto di vista della voglia di assaggiare. Non parlo di Fame, quella é un’altra faccenda, a noi sconosciuta.
Siamo qui da poche ore e sono già riuscita a mangiare un hot dog, un’empanada e andare a cena in un ristorante. Come? Camminando per pochi isolati.
Dalla 79th giù lungo la Broadway siamo arrivati da Gray’s Papaya, mentre mi chiedevo cosa centrassero le papaye con le salsiccette nel pane, Mr.D. mi aveva già comprato un piccolo hot dog con cheese.
Sono vegetariana! É vero, e continuo ad esserlo, ma devo provare tutto. Soprattutto qui.
Era delizioso, il pane piuttosto dolce e leggermente tostato, la carne saporita e il formaggio sciolto nel pane come fosse una salsa dal sapore indefinibile ma perfettamente amalgamata agli altri due gusti.
Quattro passi dopo l’hot dog ci siamo fermati al furgoncino di Nuchas, empanadas argentine.
Il profumo era troppo invitante per passare oltre senza una sosta. Cercando poi in rete ho scoperto che hanno vinto il vendor awards del 2013. Non mi é ben chiaro come assegnino questo premi ma per me se lo sono meritati.
A quel punto credevo che avremmo dedicato la serata allo street food mentre io cercavo di combattere il fuso, ma non é andata proprio così. I baffoni di Alex Garcia, chef cubano, ci hanno fatti fermare all’AGKitchen all’incrocio tra la 72th e Columbus Avenue.
Veggie e classic burger per noi con cipolle caramellate e guacamole.
Memore di altre viaggi avrei dovuto ricordarmi che l’acqua in buona parte del mondo sa di cloro, invece il cameriere “Mr. sorriso così mi lasciate più mancia” é stato velocissimo e mi ha servito non una ma due caraffe di acqua e ghiaccio al cloro. Poco male, per i prossimi due mesi  ho sterminato tutti i batteri del mio apparato digerente.

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