Giorno 5 – Isola di Skye e scones alla marmellata, immaginando di avere una casa qui.

Anche questa mattina i gestori del B&B ci hanno detto che il tempo sarebbe stato bello. Ma perché mentono così spudoratamente?! 🙂 C’era il cielo grigio, i nuovoloni e dopo 10 minuti stava piovendo.
Mr.D. dice che é auto convincimento, io credo sia un modo per invocare il sole 🙂
Ci siamo lasciati alle spalle Portree, il villaggio più grande dell’isola di Skye, e siamo andati verso nord per fare il giro della penisola di Trotternish.
Il gestore del B&B ci ha disegnato una cartina per farci trovare la strada per entrare nel Glen of Fairy (la valle delle fate). É un posto molto suggestivo: piccoli coni d’erba (non si possono definire colline perché sono bassissime), alberi poco più grandi di cespugli, muschio verdissimo e pecore.
Qua e là ci sono anche delle case, chissà cosa deve essere vivere in un posto così.
Mr. D. ed io ci siamo immaginati di prendere casa qui e di spiegare agli amici come arrivare da noi…”Allora, prendete un aereo per Glasgow (o, anche, per Edimburgo), noleggiate un’auto, guidate per due ore e mezza fino a Mallaig, poi prendete un traghetto per l’isola di Skye, cercate il villaggio di Portree e da lì guidate per 10 miglia e, quando vedrete una chiesa bianca sulla destra, mettete la retro, entrate nella prima strada a destra e guidate per 2 miglia. Ah, attenzione, la strada é ad una corsia ed é pieno di pecore! La nostra casa é quella di fronte alla cascata”.
Forse nessuno sarebbe mai venuto, ma i pochi temerari si sarebbero trovati di fronte questo:
Usciti dalla valle delle fate ci siamo fermati nel villaggio di Uig per un caffè ed uno scone.
Ho scoperto che gli scones non sono solo quelli di patate serviti a colazione ma anche questi simil-muffins vuoti che vanno tagliati e riempiti di marmellata, ne ho scelta una di fragole e rabarbaro fatta in casa, deliziosa.
Lo scone mi ha dato l’energia necessaria per salire fino alla base dell’Old Man of Storr. Leggendo la Lonley avevo sottovalutato questa camminata! La guida diceva 3,2 km tra andata e ritorno. Ho pensato “seee va beh, non mi porto nemmeno l’acqua”. Stupida che sono stata!!
La salita é stata tosta, il vento molto forte ed il terreno scivoloso per via delle frequenti piogge.
In ogni caso ne é valsa la pena, i pinnacoli di roccia mi hanno ricordato certi paesaggi visti in Grigna e l’apertura a 180 gradi sulla piana sottostante e sul mare toglie il fiato.
Non posso dire che poi “siamo tornati sulla terra ferma” perché siamo pur sempre su un’isola; siamo comunque tornati sulla terra più ferma perché abbiamo lasciato l’isola di Skye e ci siamo fermati a dormire nel villaggio di Kyle of Lochalsh.
Mentre andavamo a cena nella vicina Plockton, ho avuto il mio primo incontro ravvicinato con gli Highland Cattles, le mucche delle Highlands.
Sono molto grandi e tenerissime ma credo anche piuttosto timide…appena mi hanno vista se ne sono andate!

A Plockton, ci sono molti turisti e pochissimi posti per cenare. Memori della serata di ieri siamo entrati in un posto per prenotare un tavolo, naturalmente era pieno, l’attesa superava le due ore: perfetto, giusto il tempo per un giro in paese (sono due strade) e per un aperitivo sul molo.

É valsa la pena di aspettare: Mr.D. ha chiesto un piatto di cozze, a quanto pare ottime, io invece mi sono gustata un haggis vegetariano (avena, legumi e spezie al posto delle interiora di pecora cotte nello stomaco di pecora) servito con purè di patate e rape. I cerchietti infilati nel piatto sono oak cakes, biscotti d’avena, pare che qui la utilizzino per tutto.

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